La scultura Abitare l’ascolto si configura come un invito a un’esperienza estetica di natura polisensoriale, in cui
l’atto percettivo si espande oltre la visione per coinvolgere dimensioni tattili, spaziali, olfattive e immaginative.
L’opera è proposta in due varianti materiche che, pur condividendo la medesima struttura formale, attivano
modalità percettive differenti e riflessioni complementari sulla relazione tra materia, forma e sensorialità.
La prima versione, realizzata in legno di cedro naturale, Abitare l’ascolto I, valorizza le qualità organiche e
sensoriali del materiale, introducendo una componente olfattiva e una forte carica vitale. In questa declinazione,
l’opera si colloca in un equilibrio dinamico tra tensioni formali minimaliste e suggestioni biomorfiche. La sua
morfologia, pur evocando strutture naturali, non si risolve mai in una figuratività esplicita, mantenendo invece
una qualità ambivalente e allusiva. Questa ambiguità formale accentua la natura aperta dell’opera, che si offre
come presenza mutevole e risonante, capace di sollecitare una fruizione attenta, lenta e immersiva. ...
photo: Antonio Maniscalco
photo: Antonio Maniscalco
photo: Antonio Maniscalco
abitare l’ascolto 2
2025
Legno di cedro bruciato e cerato
120x22x33/22 cm
La variante Abitare l’ascolto II è realizzata mediante l’impiego della tecnica giapponese dello Shou Sugi Ban,
un’antica pratica di bruciatura del legno finalizzata alla sua conservazione e alla valorizzazione estetica della
superficie. L‘applicazione di tale metodo trasforma radicalmente la materia: la superficie carbonizzata, nera
e profondamente testurizzata, altera la percezione sensibile dell‘opera, accentuandone la densità visiva e la
complessità tattile. Sebbene la configurazione formale rimanga invariata rispetto alla versione in cedro naturale,
l’effetto complessivo risulta profondamente trasfigurato. La nuova qualità materica induce una lettura diversa
del volume, evocando una dimensione di memoria, alterità e temporalità che trascende la fisicità dell’oggetto
scultoreo. In entrambe le versioni, Abitare l’ascolto si presenta come un organismo plastico che sfida la
distinzione tra oggetto e spazio, tra forma e percezione. Il titolo stesso agisce come dispositivo ermeneutico,
orientando l’esperienza dell’osservatore verso un’idea di “abitare” che non si limita alla dimensione spaziale,
ma si estende a una disposizione sensibile e ricettiva nei confronti dell’opera e del mondo. L’ascolto, in questo
contesto, non è riducibile alla sola sfera uditiva, ma si configura come attitudine percettiva ampia, capace di
attivare una relazione profonda e trasformativa con la materia, la forma e il vuoto che l’opera abita.